mercoledì 19 maggio 2010

Pensamientos desde Bangladance

Y son casi cinco meses, ya..y va rápido que no para, el tiempo. Y van rápidas que no paran, las cantidades de gente, de pueblo, que te cruzas en la calle, siempre. En Dhaka ya hay demasiada gente, y cada día sigue llegando, más y más. Serán 13 millones, serán 20, quién sabes. Lo que se,,o lo que he visto, es que no paran. Si no es que hay que rezar, pues si en ese momento, todo para. Cristalino, una fotografía fuera del tiempo, en el tiempo. Donde vayan tan rápidos estos bengalís todavía no lo tengo claro. Van buscando a lo mejor, y como tantos, como muchos de nosotros mismos, ellos tampoco saben que andan buscando. O a lo mejor paran, más allá del rezar. Si paran, y de repente te encuentras cantidades, cincuenta, dos mil, la verdad no importa, allí mirando intensamente algo. Puede ser un gringo en bicicleta, puede ser un perro aplastado, puede ser un mendigo que ha muerto, puede ser una mujer con ojos demasiado grandes.

Todo es exagerado. Si corren corren, si paran paran. Y si eres chele, gringo, bideshi como dicen aquí, total estás fregado. Sean las 7 de la mañana cuando ando en bici a la oficina, sean las 2 de la tarde cuando ando a almorzar. Sea noche, sea día, miles de ojos encima. Que a lo mejor si uno tiene un ego débil se pone contento, o si lo tiene fuerte a lo mejor se va a querer aún más importante. Pero si no estás en ningunas de estas situaciones, pues lo único es entrar en sus lógicas y mirarlos. Y allí ya está, los ganaste. No logran mirarte en los ojos más de un tiempito, no se lo esperan, le da miedo, no saben cómo reaccionar. Y allá está, resolviste la cuestión. La otra, y esa es la más chistosa, es hacer tu el bangla, y pararte de repente y mirar los demás, así como acción preventiva. Eso siempre pasa, ellos siempre lo hacen, pero si lo hace un bideshi es divertido y se modifican los equilibrios de las dinámicas; Si, como siempre, se están gritando encima por cualquiera razón, normalmente ninguna razón si no estupideces, pues llegas tu y te pones a mirar, en silencio. Pero tu presencia es suficiente, la atención hacía el extranjero es tanta que hasta la más interesante de las discusiones termina en seguida y todos empiezan a mirarte. Si le añadís unas cuantas frases en bengalís, pues ya está, te has vuelto el nuevo rey de la bolliwood bangla. Si quieren la frase más utilizada con los bideshis, pues definitivamente VICH CANTRI, que sería which is your country, que en bangla es APNAR DESH KOTHAY. Así que imagínense un chele que al bangla más claramente bangla se le acerca y le dice de donde eres. Los tipos orgullosos sin coger el chiste dirán AMAR DESH BANGLADESH. Y eso me encanta, AMAR DESH BANGLADESH. Suena lindo, suena ese tipo de orgullo nacional lindo, que no es rechazo del otro, es amor a tu cultura. Y con eso cerramos este capitulo.

En Bangla la gente nace, mucha gente. Lo de la planificación aquí la verdad que no surtió muchos efectos. Pero como tanta gente nace, mucha muere. Y no exactamente por causas naturales digamos. Pueden ser enfermedades, puede ser pobreza. Un buen porcentaje pero se lo ganan los accidentes. Algo que no acabo de entender todavía es porqué diablo irán conduciendo tan locamente, siendo que a la esquina después habrá otra trancadera por la cual te quedará allá media hora, inmovilizado y con la nariz congelada por el aire acondicionado si eres rico, o con la misma destruida por la contaminación del aire si haces lo que quiere utilizar la bici. No se que opción sea la mejor. Pero digamos que mis muertecitos en el medio de la calle por accidentes recién ocurridos ya me los he visto, y no es nada lindo, pero que vamos a hacer compañeros, es parte de todo.

Pero no se pongan tristes, que esté país a la vez es fantástico. Si sales de la ciudad entras en otro Bangladesh, lo de las zonas rurales, lo de la gente más tranquila y menos nerviosa, lo de las cultivaciones de arroz y vegetales, lo del integralismo islámico y a la vez de la tolerancia religiosa. Como siempre, todo y el contrario de todo.

Pero al campo la gente tiene ese germen revolucionario llamado esperanza, confianza, sea en Dios o en el destino. Sea de creer en sus mismos o en la idea que todo pueda pasar, Inchallah.

Y eso ayuda a trabajar, porqué ves el compromiso, ves que puede haber otra opción, la famosa otra vía posible.

Y allí vamos, compañeros, compañeras.

Metiéndole en un lugar nada fácil, pero por eso aún más enriquecedor.

martedì 30 marzo 2010

Regionali in Veneto

Triste, sconfortato, deluso. Solo in Veneto 788.581 persone han votato Lega. Il fortino incapucciato del non governo, dell'arroganza, dell'assenza di specifiche idee di sviluppo e integrazione; d’abbondanza di ipocrisia dello sfruttamento dell'altro fino a quando non esiste nella sfera pubblica, delle urla e dell'assenza di ars politic. E pure le raccomandazioni ora..il figlio del boss eletto in un seggio sicuro, persona nota per quali capacità in particolari? Dio Sa. Ma dove sta la gran differenza che la Lega propone? Ma ai nazionaldestroidi piace avere come riferimento una persona condannata per vilipendio alla bandiera? Ma soprattutto cosa propongono? Ordine, disciplina e rispetto? Ma neppure quello.. Azzerare, ascoltare, ripensare.
Voglio una regione dove ognuno abbia il dovere di andarsene e capire quanto è fantastico essere accolti senza parapigli, per il fatto d'essere ospiti, perchè è la storia del mondo, la conoscenza reciproca che ci fa crescere... ricordando le sorti della nostra regione caratterizzata da esodi ed esodi, o è già troppo lontano quel tempo per plasmare? Troppo veloce questa realtà del irrilevante? Voglio un Veneto capace di pianificare idee e programmi, non di sbrottare e votare chi alza di più la voce. Qual'è la politica economica proposta? Quale quella ambientale? Che orizzonti ha la Regione ora?
Azzerare, ascoltare, ripensare, studiare!! Forse studiando, o magari solo leggendo, ecco leggiamo su!!

domenica 31 gennaio 2010

Atterrando in Bangladesh

Le prime settimane in un paese nuovo ed in una organizzazione nuova sono normalmente particolarmente intense, ed in efecto, lo sono state.

In questi giorni ho realizzato la prima visita alle comunità oggetto del progetto. La zona si chiama Chittagong hill tracts, è vicino a myanmair, nel sudest del paese. è un progetto di sicurezza alimentare.

Per chi ha avuto il piacere di conoscerle, assomiglia un sacco a Nicaragua e alle zone tropicali di Bolivia, giusto appunto è situata intorno al tropico sta zona.

A parte le questioni ambientali, c'è una questione piu o meno risolta con il governo. La cosa è che qui sono indigeni e non li considerano come tali, ma solo come tribals. Voi direte pippe ideologiche, è no...cambia il mondo. E il loro mondo non è ancora cambiato.
Quindi dopo ventiquattranni di conflitto armato terminato nel 97, sostanzialmente continuano a tenerli sotto controllo dell'esercito senza appoggiarli in quasi niente.

Io,

in generale sto a Dhaka, che è ad una dozzina di ore da li.
Dhaka con i suoi tredici milioni di abitanti non è che sia esattamente la pace in terra. Un casino totale di clacson, grida etc. Ma assolutamente sostenibile se riesci a non andare in macchina o in rickshaw ma a prenderti una bici (fatto, gia fatto, uno scherzo, il massimo!) e a sgattaiolare per vie strette lontane dalla confusione, ed immerse tra alberi e bambini che giocano a cricket. Non l ho ancora capito sto cricket.

La polvere non manca mai, mai.

Climaticamente è il momento migliore, tra un mesetto inizieranno sette mesi di delirio sui cinquanta gradi di media e torrenziali pioggie, in concomitanza delle quali nel resto del paese, non a dhaka, ci sono ste famose inondazioni che spazzano via un po tutto quello che trovano, che non è molto ad infrastrutture ma è abbastanza in vite umane.

Ho trovato casa, beh appartamento, qua come son 140mil nn c'è spazio per le case, almeno che tu non sia un politico ladro o uno straniero che ha fatto i soldi con il mercato del tessile, ninfa vitale dell'economia bangla. La casa, miracolosamente la condivido con una ragazza non sposata di Dhaka! Apriti cielo, una donna non sposata musulmana che convive in una casa senza famiglia o marito e soprattutto con un UOMO!!!! Insomma il genere è una lotta lunga lo sappiamo, e va bene appoggiarla anche nel quotidiano. La tipa è super tranquilla, e piuttosto secolarizzata, il problema è il pettegolezzo. Ma ci siamo abituati, ai pettegolezzi.

Ci sono delle cose divertenti che mi fan proprio sorridere. Per legge è vietato il consumo e la vendita di alcolici. Yes indeed! Si possono recuperare attraverso le ambasciate, ma per rigoroso consumo in residenze private. Cioe scordatevi andare in un bar e chiedere una birra. Tipo ad un concerto di rockers gli stessi tra una canzone e l'altra si bevono il te. Si, il te. Che alla fine è una interessante destrutturalizzazione del concetto di rocker. E di molti altri.

Chiara è in Italia, ultimando la sua agopuntura spallare che speriamo la metta apposto. Dovrebbe arrivare a fine marzo e speriamo placare il folle pettegolezzo, tanto come uomo avrei diritto a piu donne, quindi tutto secondo i santi sacramenti di qui :)
Son riuscito a metterla in contatto con una universita privata e probabilmente cosi riesce ad avere un lavoro di prof d gestione delle risorse naturali quando arriverà. e poi sicuramente lavorerà come dj, che c'è bisogno. Nel frattempo supplisco con delle fantastiche serate a 2 o 4 di balli di salsa con della gente simpaticha che mi fa sentire meno la mancanza di america latina.

venerdì 6 novembre 2009

Despediendose de Bolivia

Compañeros y Compañeras,


Sin darme cuenta ha llegado esta noche, de baile y locura, de despido a la vez.

Quisiera pedir permiso a la pacha y a los antepasados para compartir unas palabras.



Quisiera en particular agradecerlos-as por todo lo que nos han regalado en estos años.

Por las charlas y las peleas. Por la coquita y el te con te.

Por el Sabrosito y el Almatroste, por el Target y el Ojo de Agua, por la Gota y el Teteko, por el Namasté y el Waina Tambo.

Por los antropologos-as y arqueologos-as de la UMSA , del país y del mundo.

Por Levi Strauss, que no es boliviano pero seguro querria un montón a este país.

Por los movimientos sociales.

Por las feministas.

Por los machistas.

Por los-as que son Magnificos-as por el cerebro que tienen.

Por los-las que no se hacen cooptar y conservan ese elemento tan importante que es la Critica.

Por los buses leitos y quien los inventó, sin ellos mi espalda estaría ya hecha polvo.

Por los diseñadores de la Tigre del Strongest y del León de la Academía.

Por los artesanos y quién inventó las fantasías tejidas en las faldas de las cholitas.

Por quién puso de moda los dientes de oro.

Por las zebras que saben que se jubilarán antes que alguien le dia bola.

Por la roca que te se queda en mano cuando ententas escalarla.

Por los que están esta noche y los-as huevones-as que no están.

Por los-las que siguen luchando desde otro mundo.

Por todo lo que son, que es mucho



Gracias, por llenar cada día nuestra Utopia.

Los-las quiero mucho

giovedì 22 ottobre 2009

Chile

Mi ritrovo con Chiara dopo un paio di settimane in cui tra Cuzco e Lima ha avuto l’opportunità di mettere musica e far ballare la gente. Grazie ad una miracolosa offerta voliamo a Santiago del Chile. E non è un viaggio qualsiasi per una persona che da due - tre anni vive in Bolivia, perché i boliviani ai cileni proprio li odiano, la ragione apparente è che i cileni han “rubato” l’accesso al mare a Bolivia, in una guerra che data già più di centocinquant’anni. Ma superando questi pregiudizi spicci, a Santiago ci sono delle sorelle amatissime, donne che dedicano la loro vita ad appoggiare prostitute, bimbi di strada e diversamente abili; donne conosciute in Nicaragua e dall’allora compagne di viaggio, Pelu e Carla.

Passiamo qualche giorno con loro, tra Santiago e Valparaiso, due ore al nord della capitale. Cittadina splendida in alcuni angoli, con un mare freddo come solo nel culo del mondo può essere gelida l’acqua. Valparaiso e Santiago, realtà diverse tra loro, ma in molti aspetti simili alla Babilonia Europea. Santiago in particolare. In capitale stiamo ospiti da Oscar Tigre, si avete letto bene, Oscar Tigre. Il compagno è uno dei mostri sacri della scena reggae e hip-hop cilena. Ci ospita a casa sua, che risulta essere una camera da letto con una entratina separata da una parete di legno, dove accomodiamo un materasso. Comodo e accogliente seppur piccolo. Oscar è forse la rappresentazione per eccellenza dell’uomo latino che risponde a tutti i pregiudizi sullo stesso. Ha 34 anni, quattro figli da non so quante donne diverse, di cui l’ultimo di poche settimane. Questo non lo esime però, chiarito il suo essere macho attraverso la procreazione, di continuare a cercare con una continuità sorprendente fanciulle. E in una di queste notti, abbiamo il piacere di ascoltare dalla prima fila la nona sinfonia di Oscar T e la donna che l’ha accompagnato nei suoi amplessi. Divertente alla fine, loro erano felici, bene così. Io ho smesso da tempo di cercare di capire i latini; gli uomini sono cronicamente incapaci di stare con una donna, ma quello che più sorprende è che, spesso, le donne li giustificano, in quanto loro mantengano lo status di sposa o fidanzata. Per un europeo e soprattutto una europea è allucinante, ma dopo un tot di anni, personalmente, non ci penso più. E’ cosi e basta. Ed ancor di più se le mie stesse amiche, a conoscenza delle evoluzioni della notte precedente di Oscar, riescono, nella stessa serata, a farsi intortare, entrambe. Proprio non lo so. Sarà che anche qui si festeggiava il calcio, si perché il Cile si è qualificato ai mondiali, cosa non affatto scontata. Sarà questo? O saranno fatti così e basta?

Da Santiago siamo scesi a Concepción, direzione punta del culo del culo del mondo. Seconda o terza cittá del Chile, Concepción risulta gradevolmente assolata, fatto che apprezziamo, essendo una dei luoghi più piovosi del paese. Chiara suona ed i ragazzi che l’hanno invitata ci ospitano nella loro casetta, che sembra una nave. Si perché Concepción è un porto importante, e le case sembrano delle navi, di legno con delle stanze che ricordano quelle delle navi appunto. Quando si cammina sul parquet cigolante sembra di sentire il mare sotto i piedi. Il Mare. La notte della suonata trascorre divertente fino a quando appaiono i Carabineros, la versione cilena dei nostri carabinieri, famosi nel mondo per la loro attitudine fascistoide e repressiva. E quindi una volta entrati alla festa l’unica azione utile é raccogliere le proprie cose ed andare verso casa, perché questi carabinieri cileni fanno proprio impressione, sembrano robot nel loro equipaggiamento post guerra atomica. Instaurarci una relazione complesso, davvero improbabile. Perché abbiano questa attitudine? Immagino rimasugli della loro formazione all’epoca di Pinochet. Certo che, nel paese più “avanzato” d’America Latina, pochi mesi fa, in corrispondenza dell’anniversario dell’inizio della sanguinosa dittatura finanziata dagli Stati Uniti, i Carabineros hanno ucciso svariati studenti. Sudamerica, l’Europa che lotta all’ennesima potenza, la repressione alla enne più uno.

Il Cile è uno dei paesi con maggior costa al mondo. Da tutto il mondo arrivano a fare surf sulle onde cilene. In maggioranza statunitensi, ma non solo. A me la schiuma tosta delle onde ricorda l’Algarve portoghese e sfide all’Oceano, che non é mare, è Oceano. Altra epoca, buon tempo, buon tempio.

Dal Cile si torna in Bolivia per terra, attraversando infiniti deserti, con panorami lunari. E alla frontiera ricomincia la disorganizzazione, la confusione, l’assenza di strade che l’uomo comune identifica come tali, l’odore caratteristico della donna boliviana e dei suoi dieci strati di vestiti. Insomma si torna all’amata Bolivia.

Ayalla Chile!

lunedì 12 ottobre 2009

Lima

E questa volta il viaggio va piuttosto bene; la stessa compagnia che m’aveva fatto penare tra improbabili ritardi, con una puntualità esagerata parte da Madrid, destinazione Lima. A me Lima proprio non m’attira, sensazione confermata passandoci qualche giorno; tra nebbia ed umidità sembrava di stare a San Dona in inverno, col valore “aggiunto” di un livello di criminalità insostenibile e delle distanze assolutamente impraticabili. Lima ha nove milioni di abitanti, come tutta Bolivia, ricavate le vostre conclusioni sulla comodità del muoversi in cittá.
D’altra parte scopro Barranco, zona bellissima della cittá che da sul mare. D’altra parte, ancora una volta, sconosciuti mi accolgono come un fratello, mi mostrano le bellezze dei loro luoghi, mi danno casa, ci conosciamo e passiamo del bel tempo assieme. Ma è cosi difficile?

In Perú come in tutto il continente il calcio è fonte di dolori di stomaco ma anche di grandi gioie. Una persona non può prescindere dal calcio, e vi assicuro che non è come da noi. È endemico. Dagli “schiavi al re” tutti entrano in una vita parallela, soprattutto quando gioca la nazionale. Ed il Perú, come la Bolivia, sono nettamente le peggiori squadre di Sudamerica, quindi nemmeno dire che regalino grandi soddisfazioni, ma ormai l’ho capito, non è questo il punto. Il giorno in cui sto a Lima c’è Argentina - Perú, partita fondamentale per i gauchos per non restare fuori dal mondiale; si gioca a Buenos Aires. Non farò certo la cronaca della partita, ma vedere la partecipazione nervosa con la quale gli amici peruviani seguono l’incontro, assolutamente irrilevante per la loro nazionale, è pazzesca. Neanche in Germania - Italia al novantaduesimo prima del gol di Grosso ho sentito tanta elettricità. Ed il Perú proprio al novantaduesimo riesce a pareggiare, sull’unica specie d’azione sviluppata in tutta la partita. DELIRIO. Delirio davvero, si rompono pezzi di casa, l’edificio trema perché tutti nei loro appartamenti saltano dicendo Perú! Perú! Ed uno per un secondo pensa che sia l’ennesimo terremoto che con regolarità colpisce la capitale, invece no, è la sua gente terremotata da un gol. L’Argentina é fuori dai mondiali. Dura un minuto, sessanta secondi esatti. In una rocambolesca azione, i cugini segnano, ed il Perú, come quasi sempre, perde. Ma nessuno è triste, perché “si é quasi pareggiato a Buenos Aires”. Tutti spengono la tv contenti, pronti a far festa. Misteri del calcio e degli enzimi che produce.

E infatti si festeggia. Ci mettiamo un’ora e mezza ad andare da dove eravamo al compleanno che ci aspetta. Si arriva in questa zona bene, che come spesso in questi paesi è circondata da muri di sicurezza con reticolato elettrico ed uomini armati. Si, armati. Si festeggia il compleanno di un amico di amici. Ovviamente io mi imbuco allegramente. Ma anche se questi sono peruviani classe alta, non mancano le conversazioni interessanti; cibo buono, eh si, perché oggettivamente, comparata con la cucina boliviana, quella peruviana è nouvelle! E mentre passano le ore cominciano i balli. Ormai memore delle esperienze latine, prima di invitare qualcuna a ballare, domando il permesso, per evitare spiacevoli disguidi, e per fortuna!! Più che in altri paesi, nella circostanza, risulta intricatissima la rete di relazioni per cui, per una ragione o per l’altra ho diritto a ballare solamente con la donna del mio amico, perché chiaro, conoscendomi sa che non ci proverò. Dio mio che paranoici. Si perché l’essere sposato, come avrete capito, non ha nessuna implicazione verso il relazionamento con altre persone, e, diciamolo pure, questo accade da una parte come dall’altra. Per fortuna grazie ai fiumi di Ron Anejo che si bevono la gente si rilassa un attimino e tutto diventa molto più gioviale. Si riesce a ballare con delle fanciulle senza essere accoltellati, e si, come per la cucina, devo dire che a bellezza e capacità di muovere i fianchi, stravincono le peruviane. Ed è una gioia, perché due anni di Bolivia andina, avevano fatto apparire come un sogno il ballare sabroso nicaraguense. E invece no, è proprio in Bolivia che non ce la fanno. Comunque, la serata vedrà sorgere il sole; ed è bello ballare fino a vedere la luce. La festa terminerà verso le sei del mattino, quasi due ore più tardi riusciremo a raggiungere casa dopo l’ennesima traversata della cittá. Pazzesco.

Forza Perú

sabato 10 ottobre 2009

MILANO et BARCELLONA

Saluto San Dona in una comodissima Mini del compagno Filippo, che suona proprio bene, compagno Filippo. Una mistura di base e aristocrazia, il nome. Bello il viaggio, per queste autostrade piazze del XXI secolo, non luoghi per eccellenza. E grazie al compagno per l’ospitalità e le analitiche chiacchiere. Che condividendo si cresce, viva!
Milano cittá, che mai e poi mai riuscirò a digerire, che gli Afterhours dicono non essere la verità, ma che grazie a persone speciali risulta accogliente. Ancora una volta Santa Vale di Crespolandia, accoglie le spoglie vive di me e mi fa trascorrere un tempo splendido; grazie a Santa Marianna dei Taraborelli, a Santa Lilia dei Grossolani. Grazie a tutti ancora una volta riesco a divertirmi tra i lastricati cementifici milanesi.
Approfitto per un colloquio piacevole, che non porterà a nulla, ma che piacevole è stato.
Poco tempo in quella città, sufficiente per apprezzare una volta di più chi si compromette con la stessa e con i suoi abitanti. Milano come Roma davvero sono l’avanguardia dell’Italia che verrà ma in realtà già c’è. Ed il mio essere provinciale esplode quando in metro rimango sbalordito fissando come sciocco due ragazzine dai tratti tipicamente cinesi parlarsi, non in mandarino ma in un italico dall’accento marcato dall’essere nate e cresciute in un contesto, nello specifico il milanese ed il romano. E lo so che è una banalità, ma per me è una banalità bellissima. E mi piace sorprendermi, mi piace proprio.

Poi si parte, perché in questo viaggio è vietato stare più di cento ore nello stesso luogo. Si va a Barcellona dove l’estate ad Ottobre chiede ancora spazio e lo ottiene ampiamente. Nemmeno lo sforzo di prendere un bus dall’aeroporto, arrivano nuovi amici a salvarmi dall’ingarbugliato traffico catalano. Tania ed Andreu, fantastica coppia nicaraguense-catalana, con una macchina grande il necessario per far entrare i loro due figli, di una bellezza che solo i mestizos possono avere. Baci ed abbracci, piacere!!!
Il mio rapporto con Nicaragua e la sua gente è ampiamente documentato, ed ancora una volta non posso che rimanere allibito dalla buona energia, la dolcezza, la gioia di vivere che Tania ha, e che trasmette abbondantemente al suo compagno. Mi ospitano a casa loro che da bravi giovani padri hanno scelto nella periferia dove già il cemento lascia spazio al verde, perché i bimbi possano crescere tra aria pulita, pomodori sani e spazi dove rotolarsi. Bravi!
Cucino una pizza che in certi casi viene bene, in certi casi no, ma felice di sporcarmi con i bimbi ed i loro genitori. Che c’è più bello di cucinare in compagnia? Belle serate con loro, alcune chiacchiere bellissime ed intense, che riempiono e danno forza. E tante altre belle persone, catalane e greche, italiane ed ecuadoriane. Il bello delle grandi cittá, la diversità nello stesso luogo.
E a Barcellona, a parte che per gli amici, sono andato anche per un colloquio, destinazione un’isola magica, che in cinquant’anni con tutte le contraddizioni del caso è riuscita a non piegarsi alla visione unica, che lo sviluppo è solo l’accumulazione di ricchezza, l’individualismo; signori e signore, Cuba. E il colloquio è andato pure bene, i tempi di risposta sono lunghi.

Vedremo!

Tempo di ripartire, di ringraziare le meraviglie scoperte, quelle re-incontrate, augurare a tutti buona fortuna. A presto Europa. Eccomi Lima!

lunedì 5 ottobre 2009

San Donà e la Fiera del Rosario

Mentre la sposa è diventata ormai una dj internazionale apprezzata in America Latina, io torno all’ovile a passare del tempo con l’amata famiglia. Coincidenza volle, per il secondo anno consecutivo, che il ritorno coincida con la storica Fiera del Rosario, appuntamento plurisecolare nato come grande mercato d’animali, poi concentratosi sull’agricoltura con l’avvento dei macchinari ed oggi giorno una scusa per mangiare e bere in abbondanza con gli amici di sempre.
Si perché succede qualcosa al popolo di San Dona nei giorni della fiera. Per una ragione o per l’altra Tutti ritornano a San Dona dai cinque contenenti, dai ventisette paesi membri dell’UE e dalle ventuno regioni italiane. Tutti. C’è chi sostiene che inconsciamente si ritorni fetali tra le braccia di mamma proprio nei giorni che caratterizzano di più il paese (visione romantica in via d’estinzione), c’è chi dice che lo si fa per ottimizzare la possibilità di vedere gente (visione in grande voga figlia dell’ingegneristica del miracolo veneto), c’è chi sostiene che sia una casualità, causale nel suo essere casuale.

Ciò che è certo è che, in questo primo fine settimana di Ottobre, ho visto e abbracciato la stessa quantità di sandonatesi che non vedevo nell’ordine dall’asilo, dalle elementari, dalle medie, dagli anni gloriosi dell’Alé Lastimma (Alé Lastimma Alé OOOOHHHH OOOHHHHH OHHHH OOOOHHH Lastimma Alé), da notti frugali dei tempi andati di Trieste Universitaria. In quei pochi giorni poi si beve la stessa quantità di spritz barra birretta barra vinello barra Jack Cola, che un essere umano spalmerebbe su un anno almeno, domandatelo ai fratelli nicaraguensi che devono ancora riprendersi.

Si perché davvero vi ho visti tutti questa volta, dagli appuntamenti fissi, tipo vedersi con Schilla una volta all’anno per quattro minuti esatti al lato degli austriaci, vedersi con la Lucia sempre più farmacista una volta all’anno per nove secondi e cinquantasei record del mondo. Poi ci sono le sorprese, la Claudia che comunque sa sempre tutto di tutti e continua a sembrare una giovine ragazzina (brava!), Gio con degli occhiali da splatter tarantiniano, Manuel sempre uguale, Tino dottorando, compagni con una pancia piuttosto preoccupante per l’età (chi ha orecchie per intendere..).

Ci sono i mostri, persone che a mala pena avranno qualche anno più di me e sono diventate delle bestie, nel senso che uno ha paura a guardarli, stravolti dalla vita così giovani. Impressionante, pauroso, triste, quale sia la causa proprio non lo so.

Ci sono le nuove generazioni, che come da prassi si dividono in gruppi stagni, i fighetti, gli alternativi fatti, gli alternativi radical-chic, i tossici, insomma, la normale gioventù italiana, ci sono cose che non cambiano. Beh un cambio rispetto alla mia generazione effettivamente c’è.. sono tutti altissimi. Bene! Speriamo non sia il risultato di ormoni che li riempiono fin da bimbi (cfr. gringos-as) ma un naturale processo di crescita del popolo italiano, che fino al secolo scorso era universalmente riconosciuto come tappo, e che ora rischia di avvicinarsi ai vicini imperatori austroungarici.

La città certo cambia, sempre più fashion nel suo essere inevitabilmente provinciale (e certo questo è un valore aggiunto e non una limitante), sempre più piena di fiori che ormai avranno raggiunto con le piste ciclabili il 99% del budget comunale, sempre più interculturale, volenti o no (e magari il 5% del budget dedicato ad attività di conoscenza reciproca non ci starebbe così male), sempre più complessa, come questo mondo globalizzato impone.

E poi c’è la famiglia sempre pronta ad accogliere il figlio perso per il mondo, sempre disponibile a confrontarsi con gli amici del figlio, che quasi inevitabilmente ormai non parlano l’italiano ma grazie a dio risolvono tutto con dei sorrisi che riempiono la terra d’energia. Grazie!

Alla prossima Fiera amici

mercoledì 30 settembre 2009

MADRID et ROMA

Dopo l'ottima premessa del furto e un conseguente sonno non proprio rilassato, corriamo all’alba in aeroporto a prendere l’aereo che diretti ci porterà a Madrid. Ovviamente senza avere il tempo di denunciare il furto, cosa comunque totalmente inutile. E però, altro però.. il volo ha otto dico otto ore di ritardo che sommate alle tre ore d’anticipo al check-in che richiedono i voli transatlantici fanno undici dico undici ore d’attesa che c’aspettano piuttosto rilassati nell’aeroporto più costoso del continente. Che gioia! E se Chiara affossa le sue tristezza in dei ceviches, specialità peruviana a base di gamberi crudi con limone, io… lasciamo perdere.
Finalmente s’arriva a Madrid allietati dalla meravigliosa Marta, madrileña conosciuta a La Paz, bella quanto persa, simpatica quanto stordita, Martita pues!! La generosa amica vive a Lavapies, per chi conosce Madrid decisamente la zona più bohemien e diversa della città. La poverella c’ha un appartamento di proprietà nel mezzo della zona. Ci si riabitua subito agli spazi ridotti, a camere di 2*2 e cucine di 1,5*1,5 che uno si domanda PERCHÉ e sa già la risposta. Lavapies continua ad essere una delle realtà inscatolate europee, la bohemien per l’appunto, centri sociali occupati, bar fumosi (si in Spagna continuano a fumare nei bar e se ne fregano della legge), vita goduta e disincantata. Ovviamente a dieci minuti di cammino si è già nella city londinese dove tutti camminano correndo, questo processo per cui non stai correndo ma decisamente non stai camminando, sguardo fisso in avanti cercando l’interstizio tra individui a cui per carità non rivolgi nemmeno uno sguardo, finalizzato ad arrivare quattro secondi e tre decimi prima al lavoro. Vantaggio assolutamente imperdibile, rilevante per l’equilibrio dell’uomo ufficio.
Si saluta Marta e si vola a Roma per la prima selezione, ospitati dall’Antonio Pintimalli, in arte Antó..si calabrese di Catanzaro bella. L’appartamentino che affitta con altre tre persone a due minuti dalla celeberrima Tibbburrrtttiiinnna, in realtà rappresenta un’isola felice immersa nel verde. Silenzio, un parco con tanta gente sportiva o dedicata alla famiglia che ai giorni d’oggi sembra una battuta. Antonio è l’eroe che c’ha portato in giro per la Calabria su una Matiz quest’estate. Calabria che, quando ne avrò le energie, meriterà decisamente un racconto a parte. Il colloquio, con una ong di Roma dura due giorni, si due giorni. E tra prove psico-attitudinali, esami di lingua, colloqui individuali e di gruppo, esame scritto su gestione del ciclo del progetto, varie ed eventuali, alla fine ci scelgono, entrambi., contratto da due a tre anni, entrambi. Una specie di miracolo, essere scelti allo stesso tempo, nello stesso paese, nella stessa regione, nella stessa città, nello stesso villaggio, nello stesso progetto. Cosa più unica che rara, ovviamente tutto ha una spiegazione: il villaggio, definito in realtà agglomerato di case, è talmente isolato, culturalmente retrogrado e chiuso, che si o si l’ong voleva mandare una coppia. Insomma lavorate fate all’amore, pace e bene. Che se mandiamo due sconosciuti si spennano. Il problema è che questo agglomerato di vite, risulta essere a tre ore dal primo centro abitato sette mesi all’anno, gli altri cinque la strada si ghiaccia quindi si rimane bloccati tra questi montanari albanesi che fanno portare i pantaloni sotto le gonne alle loro donne perché non si sa mai (!?!). Ringrazio l’ong di essere stati piuttosto onesti, la descrizione di Sicilia dell’inizio ventesimo secolo credo sia stato il dato più utile per farci gentilmente declinare l’offerta, anche perché lavorando e vivendo nello stesso posto pure io e Chiara ci saremmo spennati. Si lo so che non capiterà mai più, fra l’altro con un ottimo contratto, si lo so che l’Albania è bellissima. Ma passare da la Santissima città de La Pace, al nulla, risultava un pó troppo traumatico. E quindi, dopo una bella serata con gli amici calabri, popolo autoctono che appartiene all’Italia unificata immaginatevi, saluto Chiara che se ne torna in America Latina e me ne parto per Venezia.

sabato 5 settembre 2009

LI CEN ZIA TO

Succede che ad inizio settembre ricevo la lieta novella che accomuna tante persone in questi ultimi due anni: LI CEN ZIA TO, ben scandito mi raccomando, perché sia chiaro LI CEN ZIA TO.
La famigerata crisi economica tocca di grosso anche il mondo della cooperazione allo sviluppo, che risente della forte diminuzione di finanziamenti delle entità statali e non a questo preposte. E quindi, con due settimane di preavviso, mi ritrovo senza lavoro, proprio nel momento in cui pure a Chiara termina il contratto. Ottimo!
Dopo qualche giorno di proverbiale nervosismo del genere statemi lontano che se abbaio vi decomponete per l’onda d’urto, recupero lo zenit e inizio a pensare..
E quindi mille paranoie e prospettive, tutto allo stesso tempo. Inizia la roulette che deciderà i nostri prossimi anni. Si cerca lavoro e tra le decine di domande un certo numero di organizzazioni risponde: Albania, Angola, Cuba, Italia. Peccato che queste risposte implichino un colloquio obbligatorio in sede europea… Ma skype sta gente non lo usa? MAH.

Che fare, che non fare? Investire o aspettare?

Decidiamo di andare, nemmeno due settimane dopo aver ricevuto la tragicomica telefonata di conclusione del rapporto di lavoro precedente. Chiudo l’affitto della casa a Santa Cruz organizzando in mezza giornata l’invio di quantità di cose e libri a La Paz. La cultura pesa e costa..mannaggia se costa.. Il tempo di partecipare ad un festival di elettronica che saluta l’arrivo della primavera boliviana e si parte! Destinazione Lima da cui abbiamo incontrato un volo ragionevolmente costoso. Parte anche Chiara che è stata selezionata per un’intervista pure lei.
Il viaggio di due settimane mi porterà a Lima-Madrid-Roma-Venezia-Milano-Barcellona-Madrid-Lima, non male. Le ventisei ore che separano La Paz da Lima in bus diventano trentatre, fosse questo il problema non ci lamenteremmo. Se non fosse che i conduttori del bus peruviano, da buoni ladri riconosciuti in tutto il continente, riescono a rubarci netbook a me e memoria esterna a Chiara. Tutto ciò merita delle righe perché davvero è stato un furto da standing ovation!! Siamo a due ore da Lima, la maggioranza delle persone stanche e piuttosto nervose. In Bolivia come in Perú nervosismo significa fame chimica. E quindi l’impiegato della compagnia decide di sedare gli animi assicurando che ci fermeremo per una sosta dove la compagnia offrirà la cena (extra) per scusarsi per il ritardo. La premessa è che abbiamo comprato un biglietto con la flotta più sicura e conosciuta, giustamente per evitare problemi. Quindi tutti scendono dal bus, io per ultimo, si chiudono le porte e si cena. Si riapre il bus, salgo per primo, e si riparte. In un paio d’ore s’arriva a Lima e velocemente tutti se ne scappano a casa o in ostello come noi. Se non fosse, se non fosse… che aprendo lo zainetto in ostello manca qualcosa, non un’arancia, no no, non una banana, no no, non un quaderno, no no. Un netbook hp super meravigliosamente bellissimo ed efficiente comprato quattro mesi prima negli Stati Uniti. Apriti cielo, ricostruiamo ricostruiamo..che è successo? Beh, i conduttori del bus, veri geni del crimine, hanno approfittato della sosta per esaminare con attenzione ogni singola borsa, ogni singolo zainetto ed attuare il cosiddetto furto selettivo. Certo perché se avessero rubato tutto sarebbe successa la rivoluzione. Essendo che all’apparenza nulla s’era mosso, noi come gli altri non ci siamo accorti di nulla. E voi mi direte… tanti anni in America Latina e ti fai fregare cosí? Risposta.. tanti anni in America Latina e mi faccio fregare così.

BASITO.